Venerdì, 21 Novembre 2008 di dukesfriend
In natura esistono concetti così carichi di significati di cui difficilmente si riesce a dare una spiegazione generale. Pochi giorni fa mi è capitato di ragionare sull’idea di polimorfismo che negli anni di studio mi sono formato. In informatica, il polimorfismo è una delle propriertà fondamentali della programmazione orientata agli oggetti, quella maggiormente fraintesa in quanto al primo approccio sembra quasi un limite autoimposto. “Che me ne faccio di chiamare un metodo con lo stesso nome di un altro se poi fanno cose diverse?” mi aveva chiesto un mio studente. La risposta che la mia mente ha partorito non può essere riportata, ma ho provato ugualmente a spiegargli i vantaggi insiti nell’approccio polimorfico.
Al di là dell’applicazione tecnica, sono convinto che convertire la propria mente alla cultura del polimorfismo possa realmente contribuire a costruire un mondo migliore. Il polimorfismo è una direttiva generale, un impostazione e un orientamento che arriva dall’alto per evitare la proliferazione del caos dal basso, pur salvaguardando le differenze particolari. Nella nostra realtà la cultura del polimorfismo è ancora poco affermata: la tendenza più comune è quella di non solo imporre cosa fare ma anche come farlo. Un esempio è la nostra burocrazia, che richiede, per semplificare la gestione, di uniformare molte procedure, senza curarsi che a volte certe realtà, a causa di numerose diversità intrinseche, non possono comportarsi esattamente come le altre, a meno di farsi carico di un onere che spesso non sono in grado di sostenere. Questa tendenza a “mettere le mani” dentro una singola realtà a fronte di una propria incapacità ad adeguarsi alle sue differenze rispetto il caso generale è tipico di un approccio non polimorfico ed è del tutto a discapito dell’ortogonalità. La mancanza di ortogonalità rende più complicate le singole transazioni: quando siamo in coda ad uno sportello e ci è richiesto, per completare una pratica, di andare ad un altro sportello per mettere un timbro per ottenere il quale dobbiamo comunicare ad un altro sportello ancora numerosi dati già rilasciati in precedenza siamo di fronte alla mancanza di ortogonalità nel sistema burocratico. E la mancanza di ortogonalità la paga l’utente finale…
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Mercoledì, 29 Ottobre 2008 di dukesfriend
La (breve) parentesi vacanziera è terminata. Peccato, ma mi sembra sia durata mesi. Il ritorno al lavoro è stato duro, come sempre, ma mi sento decisamente rigenerato, ricaricato di voglia di fare. Lo spettacolo di sabato scorso è andato molto bene, molte settimane di prove sono state ripagate in modo soddisfacente ed è già ora di pensare ad una nuova avventura. Questa settimana di vacanza è stata per me la conclusione di un periodo particolarmente intenso, di una lunga serie di impegni e scadenze. Ora tutto questo è finito e sento di aver concluso in un sol colpo diverse faccende lasciate a metà.
Ora sono da capo: anzitutto mi guarderò alle spalle, per non dimenticare tutte le importanti lezioni imparate in questi lunghi giorni e ne farò il mio solo bagaglio di viaggio per il futuro. Mi armerò, come un soldato esperto, solo delle cose che ritengo realmente indispensabili, abbandonando ciò che costituirebbe solo un peso inultile, e salperò verso il futuro che mi attende. Porterò con me la saggezza che ho acquisito e la sconsideratezza che ho conservato: prendere una decisione richiede un buon mix di entrambe. Studierò bene le carte di navigazione e poi le getterò via, affidandomi al mio istinto. Farò come mi suggerisce il mio intuito ma ascolterò sempre l’opinione di tutti: una voce fuori dal coro è pur sempre un punto di vista diverso che vale la pena tenere in considerazione, esplorare e valutare.
Raccolgo le mie poche cose, si parte ora.
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Venerdì, 17 Ottobre 2008 di dukesfriend

Il mio amore per l’informatica non riesce a trattenermi questa volta: per la prossima settimana sono riuscito a prendere ferie. Non che sia uno stacanovista, ma detesto abbandonare la mia postazione di lavoro lasciando qualcosa a metà ed il mio senso del dovere mi porta spesso a ripianificare le mie assenze a fronte di urgenze inattese. Però questa volta mi assento con la tranquillità di chi non ha lasciato nulla a metà: il caro buon WPK Server ora gira alla grande, sono 3 mesi che elabora dati (la nuova gestione tramite flussi paralleli è piaciuta molto) e non registra anomalie. Per la migrazione a TradElect siamo pronti e i nuovi servizi di reportistica sono pronti da mandare in test.
Questa volta voglio proprio strafare e mi concedo addirittura una settimana! So già che volerà via veloce perchè ho tante cose da fare. In più Sabato prossimo andremo in scena con lo spettacolo che abbiamo preparato negli ultimi 2 mesi e questo momento di calma mi permetterà di arrivarci un po’ più tranquillo…
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Giovedì, 9 Ottobre 2008 di dukesfriend

… 10, 11, 12 e 13. Si, sono esattamente 13 mesi che non faccio ferie come si deve. Qualche giorno qua e là in occasione dei gettonatissimi ponti non aiuta a staccare la spina e rigenerarsi. Questa maledetta migrazione della piattaforma di trading per il mercato azionario a TradElect sta accumulando ritardi su ritardi e ha più volte volatilizzato le mie ferie, previste prima per il mese di Settembre, poi spostate a metà Ottobre e ora a data da destinarsi. Ora sento davvero la voglia di trovarmi sulla spiaggia di un isola caraibica, al tramonto, seduto su una sdraio poco lontano dal mare. Intorno a me non c’è nessuno a perdita d’occhio. Nessuno ad eccezione di lei. Ci separa solo un piccolo tavolo che serve solo per reggere il mio mojito ed il suo daikiri. Il silenzio è quasi assoluto e la luce carica dei colori del tramonto. Qualche attimo ancora per godersi lo spettacolo in piena tranquillità e poi a preparasi per la lunga serata che ci attende. Sento quasi i rumuri della festa caraibica che hanno preparato al villaggio, sento il suono del conga… o non è il conga? No, non è il conga, è il buffer della tastiera che si è riempito, dal momento che la mia testa e crollata sulla barra spaziatrice, tenendola premuta per un tempo indefinito. Smetto di sognare ad occhi aperti e torno al lavoro…
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Lunedì, 6 Ottobre 2008 di dukesfriend

Parlare di “salsa cubana” è un po’ come parlare della “lingua inglese”. L’inglese non esiste, esiste l’inglese britannico, l’inglese americano, l’inglese degli emigranti, quello delle colonie, ecc. Allo stesso modo non si può parlare di “salsa cubana” in generale, perchè è uno stile di ballo che raccoglie influenze provenienti da culture diverse dell’Africa e dell’ America centrale. Si possono però identificare alcune caratteristiche comuni a tutti gli stili della salsa cubana.
Nonostante la prima cosa che si nota nel ballerino di salsa cubana, differentemente dalla salsa portoricana, sia un abbigliamento decisamente più “libero”, la salsa cubana ha una sua eleganza intrinseca: un abbigliamento da camionista non deve trarre in inganno, bisogna ricordare che la salsa cubana nasce in un contesto popolare. La salsa portoricana richiede un abbigliamento da pappone (giacca e cravatta, scarpa classica e possibilemente un bel fedora in testa) e un portamento da modello mentre quella cubana lascia più spazio alla fisicità e all’istintività, a movimenti anche un po’ tribali poichè richiede di interpretare la musica. Normalmente si suda molto di più ballando cubano, quindi l’abbigliamento ideale è una meglietta smanicata, meglio se tamarra, pantloni larghi da cantante hip-hop e scarpe comode. Il look è completato poi da vari elementi che rendono l’abbigliamento più possibile “originale”: basco sulla 3/4 con effige del Che, accessori pirateschi o pendagli da sensitivo sono ben accetti.
E’ difficile non appassionarsi allo stile cubano, anche dopo anni di portoricano, non apprezzare la sua spiritosità. Mi ci sono appena avvicinato e mi ha preso immediatamente.
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Lunedì, 29 Settembre 2008 di dukesfriend

Tristano è arrivato alla festa-aperitivo probabilmente già con troppo alcool in circolo. Nessuno lo ha visto entrare ma tutti si sono presto accorti della sua presenza. Mi sono chiesto subito cosa ci facesse quel tipo fermo immobile davanti al gruppo che suonava. Come era immaginabile che fosse, ha suscitato l’ilarità di numerose persone con un’uscita decisamente fuori da coro, poi si è seduto ad un tavolo, in silenzio, fissando il cantante. In un momento in cui tutti erano allegri e spensierati ha richiesto al cantante una “canzone triste, la più triste che conoscesse”, asserendo che fosse bello essere tristi. Dopo il rifiuto del cantante ad esaudire la sua richiesta, si è seduto nuovamente in compagnia di qualcosa che sembrava un whisky liscio. Appena terminata la musica, prima di uscire, ancora un whisky e poi nessuno più lo ha visto.
Non penso che saprò mai chi è Tristano…
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Lunedì, 15 Settembre 2008 di dukesfriend

Spesso mi siedo e non faccio altro che pensare. Per la verità, non mi piace sentirmi inoperoso, stare seduto senza far niente. Se sto facendo mille cose e mi accorgo di avere ancora un braccio libero, devo trovare il modo di impegnarlo. Però per fare deserto intorno devo impegnare tutto me stesso: riesco a sentirmi nel deserto anche dentro un posto pieno di persone che schiamazzano.
Mi piace moltissimo la compagnia, mi sento spesso circondato di persone, ma non è sempre quello di cui ho bisogno.
Mi piace sentirmi parte di un tutto ma non a discapito della mia individualità.
Mi piace condividere e confrontarmi, ma elaboro sempre tutto per conto mio, con i miei tempi, e non accetto il confronto prima di essermi fatto una mia idea.
Mi sono preso un sacco di fregature ma credo ugualmente tantissimo nell’onestà.
Mi piace la precisione e ce ne metto davvero un sacco in quello che faccio, ma sono tuttaltro che quadrato: sono contradditorio e capace di cambiare idea mille volte.
Sono un gran dormiglione, mi appassiono molto alle cose che faccio, mi affeziono alle persone che conosco e ai luoghi che frequento, siano essi legati a momenti belli oppure difficili e conservo ricordi molto preziosi di tutto, ma ogni tanto sento il bisogno irrefrenabile di cambiare strada o, semplicemente, di cercare qualcosa di nuovo.
Sono un sognatore, ma infondo a me va bene così: i sogni mi aiutano a vivere e non ho paura di svegliarmi.
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Martedì, 9 Settembre 2008 di dukesfriend

Eccomi di nuovo, dopo una lunga pausa estiva. Durante tutto questo tempo sono successe diverse cose e ho avuto modo di pensare molto. Pensare soprattutto al mio passato (e quando mai riesco a guardare avanti??), a me e a cosa voglio veramente: il solito tarlo che non mi abbandona mai. Ho fatto davvero tante cose, grazie soprattutto alla mia condizione logisticamente più favorevole, ma tutto questo non è bastato a distogliermi dai miei soliti pensieri, che, finita la festa, mi tornano in mente come un boomerang.
Penso che troppo spesso mi preoccupo, nel fare le cose, di non deludere le persone: non deludere chi risente direttamente delle mie azioni, non deludere chi ne risente indirettamente. Quasi mai penso a non deludere me stesso. Annullare il proprio ego in favore di un riguardo verso il prossimo a volte è solo una masturbazione mentale: nessuno vorrebbe o trarrebbe beneficio da una cosa del genere.
Quando intraprendi una strada nell’illusione che, percorrendola, tu riesca a conservare un improbabile equilibrio, stai coltivando un’illusione: la meta a cui ti condurrà non sarà mai quella a cui hai rinunciato.
Inerte di fronte ad una situazione che sta per esplodere, che fa soffrire diverse persone e guardarla degenerare senza far niente. Avvertire che le cose prendono traiettorie caotiche e abbandonare il controllo della situazione nell’illusione di non peggiorare le cose. Addormentarsi la notte e sentirsi svuotato, senza forza ed entusiasmo, perchè le cose prendono esattamente quell’unica piega che si sarebbe voluta evitare. Proprio nel tentativo di non far niente si ottiene il peggiore dei risultati, si deludono le persone e, soprattutto, ci si delude di se stessi.
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Mercoledì, 9 Luglio 2008 di dukesfriend

Certe cose proprio non me le so spiegare. A volte mi sembra che sia più semplice capire la altre persone che se stessi. Di fronte allo specchio non posso nascondere nulla: le mie magagne verranno sempre a galla, non importa quanto spesso io mi imponga di non fare cagate. Posso illudere gli altri, nascondendo la mia vera forma, come Dorian Gray, ma non me stesso, o, almeno, non tanto a lungo. Non ho problemi ad accettare quello che sono, ma lo specchio mi rivela che ho bisogno di qualcosa anche se non riesco a capire cosa.
A volte vorrei essere catapultato al di fuori della mia realtà, in un altro spazio o in un altro tempo, in modo che la mia vita riceva una scossa, e vorrei fermarmi ad osservarla mantre trova un suo nuovo assetto, come uno scienziato che osserva un sistema che in seguito ad una perturbazione raggiunge un nuovo stato di equilibrio.
Forse è solo nostalgia di un passato che ho sbagliato a lasciare o l’incertezza che deriva da alcune scelte che ho fatto che ancora non mi è dato di sapere se siano state azzeccate o no. In ogni caso oggi attaccherò sul mio specchio un biglietto in modo che ogni mattina sia la prima cosa che leggerò. Su quel biglietto scriverò “ti tengo d’occhio: non fare cagate, oggi…”
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Mercoledì, 25 Giugno 2008 di dukesfriend

Tante volte mi sono accorto di non sapere cosa voglio veramente. Sono un capricorno e quindi difficilmente accontentabile, ma la questione non si risolve solo con una spiegazione astrologica. Credo che in passato si siano arrovellati il cervello a sufficienza sul concetto di perfezione ed il motivo deve per forza essere il fatto che ogni essere umano cerca, consapevolmente o inconsapevolmente, ciò che, secondo il pensiero classico, è “bello, buono e vero” in senso assoluto. Oggi però, di fronte all’impossibilità di fare un’esperienza simile, si cerca un valore soggettivamente riconosciuto. Quindi al concetto di bello si sostituisce il concetto di gusto e via dicendo, ma questo non nega il bisogno di ricercare i valori assoluti e non nega neppure l’esistenza di tali valori. Talvolta si incontra una virtù non accompagnata dalle altre, ma la perfezione richiede necessariamente che tali virtù compaiano insieme, in quanto ciascuna è una proiezione delle altre, alla stessa maniera in cui la parte reale e la parte immaginaria sono proiezioni sugli assi cartesiani di un numero complesso. Di fronte alla manifestazione di una queste virtù è possibile talvolta intuire la presenza delle altre solo se essa le valorizza, le rende evidenti. A questo punto ci si accorge che tale virtù va oltre il suo stesso significato in quanto indica la perfezione.
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