
Cos’è la semplicità? A volte mi chiedo cosa significhi che una cosa è più semplice di un’altra. Con il senno di poi è chiarissimo quale sia la soluzione più semplice: spesso è anche la più ovvia, ma se la soluzione più semplice è veramente tale, perchè è così difficile da identificare? Credo che semplicità e complessità costituiscano un interessante dualismo: non può esistere una senza l’altra e non si può giungere all’una se non passando attraverso l’altra. Forse una cosa non è semplice nel senso in cui comunemente intendiamo la semplicità, o forse la nostra cultura ha una predisposizione innata alla complicazione: allora lo spazio diventa assenza di materia, il silenzio assenza di suono.
Ora credo che una cosa sia semplice quando si spoglia del contenuto e si carica di significato. Una lettera di un carcerato può aiutare a capire che spesso cerchiamo il contenuto delle cose con l’illusione che questo contribuisca ad accrescerne il significato. Ci sentiamo attivi se facciamo tante cose in una giornata e se, possibilmente, ci mettiamo poco tempo per farle, in modo da avere altro tempo a disposizione. Tempo che deve poi essere necessariamente riempito, per non avere l’impressione di sprecarlo. La ricerca della semplicità troppo spesso porta a introdurre elementi che indirettamente comportano un’aumento della complessità.
E’ ora di fare un po’ di semplificazioni. Se questo sarà l’ennesimo viaggio utopistico non lo so dire, ma voglio essere convinto del fatto che chi mi è accanto vorrà aiutarmi, indirizzarmi, spronarmi e, se necessario, correggermi.


