Tante volte mi sono accorto di non sapere cosa voglio veramente. Sono un capricorno e quindi difficilmente accontentabile, ma la questione non si risolve solo con una spiegazione astrologica. Credo che in passato si siano arrovellati il cervello a sufficienza sul concetto di perfezione ed il motivo deve per forza essere il fatto che ogni essere umano cerca, consapevolmente o inconsapevolmente, ciò che, secondo il pensiero classico, è “bello, buono e vero” in senso assoluto. Oggi però, di fronte all’impossibilità di fare un’esperienza simile, si cerca un valore soggettivamente riconosciuto. Quindi al concetto di bello si sostituisce il concetto di gusto e via dicendo, ma questo non nega il bisogno di ricercare i valori assoluti e non nega neppure l’esistenza di tali valori. Talvolta si incontra una virtù non accompagnata dalle altre, ma la perfezione richiede necessariamente che tali virtù compaiano insieme, in quanto ciascuna è una proiezione delle altre, alla stessa maniera in cui la parte reale e la parte immaginaria sono proiezioni sugli assi cartesiani di un numero complesso. Di fronte alla manifestazione di una queste virtù è possibile talvolta intuire la presenza delle altre solo se essa le valorizza, le rende evidenti. A questo punto ci si accorge che tale virtù va oltre il suo stesso significato in quanto indica la perfezione.


