Tra poco inizierò a prepararmi. Doccia, barba, vestito. Tra poche ore sarò in un locale pieno di gente a festeggiare e ballare la salsa finché fuori non farà chiaro. Questo giorno è arrivato all’improvviso ma, infondo, queste poche ore che mi separano dal brindisi di mezzanotte saranno più che sufficienti a prepararmi all’evento.
Già, d’altra parte è Capodanno… il periodo natalizio, con la sua atmosfera ed i suoi simboli, ahimè, è trascorso lasciando spazio a questa festa di
dubbio senso. Mentre il Natale ci rimanda ad una tradizione che può sopravvivere ai fenomeni commerciali e alle tendenze, capodanno sembra vivere esclusivamente di questi. I ricordi di un Natale veramente sereno risalgono ormai a molti anni fa quando, bambino, trascorrevo la vigilia con mia nonna. Preparava per me e mio fratello le “fasce del bambino” ed i biscotti, rigorosamente a forma di bimbo, con le uvette a posto degli occhi e della bocca. E dopo mangiato, tra frutta secca e mandarini, i discorsi spaziavano da Babbo Natale a Gesù bambino, ai racconti di una volta. Il tutto però condito con l’amore per le tradizioni e le cose semplici che mia nonna mi ha trasmesso. Ed il tempo del Natale era
veramente un momento che impregnava la vita e lasciava un segno che possiamo portarci dietro anche a distanza di molti anni. I giorni che precedevano il Natale erano ricchi di momenti che invitavano a rallentare, ad abbandonare i ritmi frenetici per gustare pienamente la magia che ci circondava: le passeggiate nella neve fino alle ginocchia con mio nonno, i mandarini appesi all’albero di Natale, fare il presepe, il canto popolare.
Nonostante siano trascorsi molti anni, oggi sento ancora il bisogno di vivere l’autenticità di quei momenti. Esco, cammino nella neve, entro in chiesa: c’è la novena di Natale, il presepe. E’ ancora tutto come una volta. Non è cambiato nulla da quei giorni, sono io che sono cambiato. Ma tutto questo c’è ancora, è lì a portata di mano.


